L’eco del Mediterraneo, il respiro di Dioniso

Sintesi (abstract):

Fra le radici di Jovialia troviamo il respiro di Dioniso: un invito a danzare la vita nelle sue contraddizioni, tra luce e ombra, caos e armonia. Danzare prima di pensare, accogliere la contraddizione, oscillare fra apollineo e dionisiaco, grazia ed ebbrezza. Navigare quello stato dell'essere che unisce sacro e profano, dolore e piacere, terreno e trascendente. Danziamo la vita come opera d'arte nella sua pienezza, il dionisiaco come forza tellurica, caotica, rigeneratrice. È il simposio greco dove nell'ebbrezza del convivio emergeva il non detto; è il ragno delle tarantate, veleno e guarigione; è la trasfigurazione che rivela, è il convivio dove ogni incontro è un cielo stellato e una storia venuta dal mare.

I principi e l’apporto in Jovialia

L’ideatore di Jovialia è salentino, e il suo principale ispiratore, Nicola Franceschiello, direttore di Biodanza Creatività Biocentrica, è calabrese, entrambi dunque originari dell’area grecanica del Sud, e un’eco dionisiaca sembra permeare le rispettive proposte. È un caso?

Essendo stato immerso sin dalla nascita nel vivere mediterraneo e nelle feste popolari spontanee del Salento con pizziche infinite, canti e musica, la proposta Jovialia non poteva non impregnarsi di questo spirito in qualche modo “dionisiaco”: un modo di sentire direi “bizantino”, più vicino al ventre che alla mente.

Lo spirito dionisiaco dissolve maschere e ribalta le gerarchie del pensiero per lasciar fluire il mistico, l’irrazionale, il sé con cui siamo meno abituati a comunicare.

L’eredità dionisiaca: danzare la contraddizione

Lo spirito dionisiaco attraversa Jovialia nel suo approccio più essenziale: un invito a danzare la vita nelle sue contraddizioni, tra luce e ombra, caos e armonia. È un invito al convivio, dove si improvvisa, sboccia poesia involontaria, dove l’istinto – nonostante gli imperativi della modernità – resta fiamma viva.

È uno stato dell’essere che unisce sacro e profano, dolore e piacere, terreno e trascendente. Il Mediterraneo come stato d’animo: il sole che cuoce il pensiero, le serate di cieli stellati, la mezza luna sul mare, il tempo circolare, la danza come preghiera.

Le icone “bizantine”, le radici

Il simposio greco dove filosofi, schiavi e poeti bevono dalla stessa coppa. Dove fra deliziosi banchetti innaffiati di musica, canti, giochi e poesia, si discute di Eros e morte. Dove emerge il non detto in varie forme, dove ogni risposta apre una nuova contraddizione debordante di vita.

Il ragno del tarantismo che ferisce per chiamare la cura, come? Ballando giorno e notte per trasformare la ferita in danza e la crisi in trascendenza. Il ragno è veleno e guarigione, perdizione e salvezza. L’essenza ancestrale della pizzica come linguaggio del corpo posseduto dal sé istintivo e liberato dal sé sociale.

La festa popolare mediterranea, dove la storia è canto, ballo, musica, rituali collettivi.

La pulsazione fra Apollineo e Dionisiaco, l’amore-odio tra la grazia di Apollo e l’ebbrezza di Dioniso, l’oscillazione tra ordine e caos, superficie e abisso, forma e contenuto: l’attrito creativo come fiamma dell’esistenza.

La discesa negli inferi, il viaggio necessario verso le proprie ombre per far germogliare la primavera.

L'”al di là del bene e del male” evocato da Nietzsche, la saggezza che danza il caos, che smonta maschere e oltrepassa il giudizio per lasciar fluire il mistico, l’irrazionale, le parti più nascoste e misteriose del sé.

Un invito a disarmare il controllo e aprirsi al caos che genera stelle danzanti, dove la metamorfosi avviene non per disciplina ma per abbandono consapevole.

Lo spirito bizantino, quell’argomentare indiretto, paradossale, che preferisce la profondità alla “chiarezza”, che assomiglia più a un canto o a una preghiera, sofistifato, come a voler annodare la mente per lasciare spazio al cuore.

Il Dioniso di Nietzsche: «L’uomo dionisiaco non nega il dolore ma lo trasfigura in danza».
La vita come opera d’arte nella sua pienezza,
il dionisiaco come forza tellurica, caotica, rigeneratrice.

 

Cosa integriamo in Jovialia

  • Abbandonare il “dover essere” e lasciarsi danzare
  • Accogliere la contraddizione: non c’è luce senza ombra, vita senza morte, e in questo, balliamo, pulsando negli opposti senza l’inquietudine di risolverli
  • Danzare l’istinto: accogliamo la saggezza del corpo prima del pensiero razionale
  • Convivialità come atto politico: il simposio greco, le feste popolari mediterranee, la festa esiste solo come momento collettivo, la poesia che accade
  • Il corpo emozionato come altare: vino e fiori, balli sfrenati e danze come preghiere
  • Pulsazione tra la grazia (Apollo) e l’ebbrezza (Dioniso): l’oscillazione tra ordine e caos, superficie e abisso, forma e contenuto, attrito creativo come fiamma dell’esistenza
  • Trasfigurare per rivelare: mettersi in gioco per lasciar emergere l’indomabile
  • La bellezza dell’imperfezione, che accade quando i dettagli trasudano storie antiche
  • Il Convivio Alchemico: ogni incontro è un cielo stellato, una storia venuta dal mare

Lo spirito dionisiaco, cosa NON è per noi

Un’apologia della perdizione come palliativo della disperazione strutturale
Un folklore sterile, che rimane nozionismo e non permea la pratica

Dioniso non ti chiede di credere, ma di ballare.
Togli le scarpe, balliamo sulla terra rovente delle nostre contraddizioni, la Luna ci accoglie tutti.

Un laboratorio dell’utopia possibile?

Nell’intento di ritrovare l’incanto, non c’è forse un manifesto di resistenza al disincanto del mondo?

Cornelius Castoriadis, filosofo greco emigrato in Francia, afferma: ogni società è fondata su immaginari condivisi, non esiste legge naturale che dica come dobbiamo vivere, solo racconti che abbiamo accettato come veri. Jovialia vuole riproporre nel suo piccolo delle possibilità di abitare il tempo condiviso, il corpo emozionato, il vincolo comunitario.

Potremmo pensare a una “democrazia del gesto”, dove all’opzione di conformarsi all’ordine imposto sperimentiamo una “costituente poetica“, per ripensare il modo di abitare il mondo a partire dal nostro sentire e dalla condivisione?

Come dice Castoriadis: «Nulla di ciò che chiamiamo reale è inevitabile», e ancora «la meraviglia può ancora accadere». Con Jovialia proviamo a sperimentare opportunità per e a partire da noi.

 

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Creatività Biocentrica é centrale in Jovialia, in quanto vede la creatività come linfa vitale dell'esistenza. Sviluppata da Nicola Franceschiello come estensione della Biodanza di Rolando Toro, si basa sull’idea che ogni umano è naturalmente creativo e che possiamo esprimere al meglio il nostro potenziale vitale quando corpo, emozioni e immaginazione si integrano. In Jovialia nutriamo la nostra creatività attraverso ascolto, curiosità infantile e immaginazione poetica che naviga nel surreale per lasciar emergere l’essenziale. Non tecnica artistica ma pratica trasformativa, un varco verso un approccio alla vita più gioviale, dove giovialità é ponte tra l’intimo e il condiviso, tra sogno e azione. Ci riconosciamo come danzatori dell’invisibile, generatori di un reale immaginifico. Qui la vulnerabilità é forza e la creatività guida per guardare il mondo con lo stupore della prima volta.
Fra le radici di Jovialia troviamo il respiro di Dioniso: un invito a danzare la vita nelle sue contraddizioni, tra luce e ombra, caos e armonia. Danzare prima di pensare, accogliere la contraddizione, oscillare fra apollineo e dionisiaco, grazia ed ebbrezza. Navigare quello stato dell'essere che unisce sacro e profano, dolore e piacere, terreno e trascendente. Danziamo la vita come opera d'arte nella sua pienezza, il dionisiaco come forza tellurica, caotica, rigeneratrice. È il simposio greco dove nell'ebbrezza del convivio emergeva il non detto; è il ragno delle tarantate, veleno e guarigione; è la trasfigurazione che rivela, è il convivio dove ogni incontro è un cielo stellato e una storia venuta dal mare.
Danzare nel sentire, liberi da tecniche e coreografie. Un'esperienza guidata dove il movimento e l'interazione nasce dall'ascolto e la presenza consapevole.
Quale movimento vuole nascere in me ora?" A Jovialia, il Movimento Autentico ti invita a lasciare che il corpo si esprima liberamente, guidato dai suoi impulsi. Non è una danza da eseguire, ma un permettersi di essere danzati dall'interno. Questa pratica è una base essenziale, permette di accedere a una maggiore consapevolezza e di sentirsi più in sintonia con se stessi. È un ponte che unisce il proprio vissuto interiore alla voglia di mondo.
In Jovialia esploriamo alcune danze a due come occasione per coltivare presenza, sensibilità, comunicazione non verbale, attenzione e disponibilità. Vuoi mettere l’intesa senza parole? :) Lavoriamo sull’ascolto reciproco, sulla chiarezza dell’intenzione — ossia su quel delicato studio tattico che in alcuni casi si chiama “capire dove tira il partner”, e in altri si potrebbe definire “evitare di finire a terra con eleganza”. Non si tratta di imparare passi complicati, ma di costruire insieme una danza viva, dove ogni movimento è proposta e risposta al tempo stesso. Un allenamento alla relazione, al gioco, alla connessione autentica… e anche un'occasione per non prendersi mai troppo sul serio. E occhio che con il tango argentino può scattare la gara della coppia più seducente: passione libera consentita. Non è un invito, è un avvertimento. E no, non abbiamo estintori…
Le danze collettive ci riconnettono a un benessere primordiale, un linguaggio antico fatto di corpo, ritmo e presenza condivisa. Prima delle parole, prima del fuoco, il movimento ci ha uniti in cerchi di appartenenza, dando forma a energie comuni, intenti condivisi, e comunità viventi. In Jovialia, evochiamo queste pratiche attraverso tradizioni diverse, scoprendo come il gesto collettivo rilassi il pensiero e apra uno spazio dove emerge un sentire ancestrale, un ritorno all’essenziale: la danza come eco, la voce ancestrale dell’anima della tribù.
Il Teatro della Metamorfosi è una pratica teatrale trasformativa dove si lasciano andare ruoli e copioni per attraversare le infinite creature che ci abitano. Un viaggio poetico e collettivo tra corpo emozionato e archetipi, alla scoperta di ciò che vibra oltre l’apparenza. Non si recita: si gioca, si suda, si danza. È un carnevale sacro, una bottega dell’anima, un galeone che salpa verso l’utopia dei sé possibili. È un laboratorio alchemico dove il corpo emozionato si fa spazio sacro, luogo di libertà, di espressione autentica e azione simbolica. Ispirato a Jodorowsky, Castaneda, Jung, Foucault e Fromm, il Teatro della Metamorfosi è un atto poetico di resistenza creativa all’omologazione attraverso lo sviluppo dei potenziali.
A Jovialia intendiamo il corpo come luogo possibile e necessario di trasformazione e crescita personale. Non macchina al servizio della mente ma dimora del sentire, dove le intuizioni ed emozioni vengono accolte e integrate.. Spostiamo l’attenzione dal pensare al sentire, abitare il corpo, accogliere ogni pulsazione senza giudizio. Il nostro approccio si nutre dell’essenza dei saperi tradizionali e contemporanei che hanno al centro il sentire, accogliere, integrare, fluire: dal Taoismo al Tai Chi alla Tensegrity passando per la Mindfulness, ci interessa l’intelligenza somatica ed emotiva. Nessuna candela da fissare con aria mistica, nessun rituale da replicare: integriamo un approccio meditativo dinamico con corpi presenti e gesti vivi.
Jovialia si ispira all’approccio della Psicologia Umanista, basato sulla valorizzazione dei potenziali umani per il benessere autentico. Non si tratta di una terapia, ma di un percorso di crescita che accoglie empaticamente l'unicità di ogni persona. Il corpo, il movimento e la condivisione come vie privilegiate per entrare in contatto con la propria giovialità, in un percorso che non mira a correggere o aggiustare, ma a nutrire ciò che già vive in ciascuno. L'espressione creativa come occasione maestra per l’espressione della propria unicità. La creatività non è vista come un talento da possedere, ma come un linguaggio universale a disposizione di ogni persona per esprimere la propria natura. Qui si danza nella tempesta e si coltiva uno spazio di crescita condivisa radicato nella giovialità autentica.

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